lunedì 8 agosto 2022

Ero ferma ... ... poggiata a un muro e aspettavo, lui è arrivato piano, molto piano, troppo piano, avrà oltre gli 80 anni, vestito benissimo con completo grigio, camicia e cravatta, molto curato, sbarbato e tremendamente solo. Non perché lo fosse, ma dentro ho visto che era solo. Camminava con due stampelle, un passo ogni 10 secondi, non capivo se cercava pure di andar veloce per non farsi vedere così malconcio. Ma la tratta per lui è stata lunga, davvero lunga, almeno per la mia concezione del tempo e dello spazio, uno spazio che per me doveva ricoprirsi in tre secondi, per lui son stati 300. Lunga quella strada, davvero lunga nei suoi lenti passi, lunga nella sua fatica, lunga nei miei pensieri, lunga nei nostri interminabili sguardi. Ho avuto la sensazione che mi leggesse il pensiero e che lui leggesse il mio, un dialogo silenzioso, un lungo dialogo tra due abitanti di questo pianeta. Come in un film ho tracciato la sua vita, l’ho immaginato solo, vedovo, con una infermità dove il suo tempo centuplicava rispetto a quello di qualsiasi altra persona, il tempo … proprio quello che io al contrario desidero per fare poi chissà che cosa. Voglio tempo, più tempo, voglio vivere di più, voglio andare avanti, vivere significa far passare tempo, più tempo possibile. Immaginavo che lui forse non ne volesse più di tempo, o forse apprezzava al contrario quel tempo che gli era stato concesso. Cosa era meglio vivere come lui o come me? Quale era la differenza tra lui e me? Nessuna, non ne ho vista nessuna. Mi guardava come se conoscesse tutto di me e come se lui non vedesse differenze tra me e lui. Ale mi ripete di continuo “ma tu credi ancora davvero di arrivare a 80 anni?” Sì ci credo, perché non dovrei crederci, io ci arrivo a 80, anzi è un po di tempo che ho alzato il mio livello a 85. Ci arrivo cazzo, voglio arrivarci, ma non tanto perché la considero una sfida, ma perché ho tanto ancora da fare. Forse ho anche tanto ancora da capire. Eppure anche io come tutti sento dentro di me che non riesco a farcela, lo sento anche io che i miei ragionamenti, i miei problemi, i miei dolori sono quelli di un’ultracentenaria, i miei funerali non sono neanche paragonabili a quelli di mio padre, lo so, lo vedo, non sono scema, tutti me lo dite. Ma io ci arrivo lo stesso a 85 anni, non mi arrendo. Quello che mi spiazza è che quasi tutti avete intenzione di lasciarmi sola, nessuno crede di arrivarci, ho pensato spesso che forse eravate più concreti di me, più razionali, più reali. Ok sarà pure così, sarò di un altro mondo, io vado avanti. E chissà diventerò come il tipo di ieri, sola con un passo ogni venti secondi. Ieri mentre ragionavo sul perché siamo così diversi dal resto del mondo mi son data della cretina, era talmente ovvio. Son stata ad un funerale la settimana passata, e poi un mese fa è morta Carla, due mesi fa Giorgio, ecco qual è la diversità. Siamo vecchi con un documento che ti dice il contrario. Sembra davvero che abbiamo vissuto duemila anni, perché il nostro cervello ha sopportato tanti di quei colpi, ha avuto tanti di quei pensieri, ha sopportato tante di quelle sconfitte, che è inevitabile guardare quella foto e quella data di nascita sulla patente e dire “cazzo ma sono io questo’”? Eppure ci arrivo a 85 anni in questo modo. Ci arriva il mio cervello e io voglio portarci pure il mio fisico, ma non voglio trascinarlo voglio trasportarlo per fargli imparare ancora quelle milioni di cose che ancora non conosce, farlo emozionare per mille altre occasioni, farlo vibrare di gioia, di felicità, farlo scuotere, anche di pianto e di paure, ma farlo vivere e reagire a questa esperienza che è la vita. E’ solo una cazzo, perché dovrei arrendermi prima ancora di vedere la scritta “arrivo“. Voglio andare avanti tutto qua, quello che sarà … sarà … io voglio andare a vedere che succederà.

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